“if social media tools are going to make a meaningful commitment to the way our world is run you have to remember to build trust, to build institutions and to build strong ties” – malcolm gladwell
riguardo al grande tema della fiducia un buon punto di partenza potrebbe essere iniziare a domandarsi se i mezzi di comunicazione sociale rendono la fiducia più o meno forte. la fiducia negli altri è stabilita sulla base di promesse mantenute, esplicitamente o implicitamente, riteniamo che una determinata persona sia affidabile o meno, sulla base delle nostre esperienze personali. non ci fidiamo di chiunque incontriamo naturalmente, ma un piccolo numero di quelle persone di cui ci fidiamo forse diventeranno amici, soprattutto se la fiducia è ricambiata.
tutti abbiamo rapporti quotidiani con i brand, oggi il concetto di marca è molto esteso, ma abbiamo capito ciò che significa la reputazione di una organizzazione (dalla coca cola al fruttivendolo sotto casa) o di una persona (da barak obama al postino della nostro quartiere): abbiamo scelto di utilizzare un numero selezionato di marchi di cui ci fidiamo perché mantengono le loro promesse, da qui nasce l’entusiasmo nel promuovere attivamente il brand che ci piace davvero, diventando fan: questi feedback positivi scatenano il passaparola non solo verso i nostri amici più stretti ma anche verso tutti i nostri contatti che abbiamo nei nostri social network. Continua
come accennato nel precedente post, approfondendo alcuni temi che gli speaker proporranno al forum e rivolgendogli delle domande sui temi che affronteranno durante i loro talk, ho avuto l’opportunità di intervistare mark tamis e riflettere a tutto tondo sul grande tema dell’engament, ecco il botta e risposta:
1 Q: today, more and more marketers are seeking to engage with prospects and customers. ultimately, marketers are looking toward egagement with the belief that it will lead to specific customer emotions and behaviors – measurable results like preference and sales – resulting in the recent uptake in the quest to find an engagement metric. but what is engagement? what does it really mean in marketing?
A: the social customer now has more means at their disposal than ever before to find and exchange with like-minded people – kind of like a village but now on a global scale. they will discuss your company and form their own opinions which they can then propagate if they choose through their social networks. this is regardless of the messages the company would like to position, and especially if it these are deemed to be incongruent with the actions of the company. Continua
“il social CRM è un approccio ed una strategia di business, pensata per ingaggiare il cliente in una conversazione collaborativa al fine di generare un reciproco vantaggio all’interno di un ambiente di business trasparente e basato sulla fiducia”
in concreto le potenziali declinazioni sono molteplici:
- un customer care dal basso in cui i clienti si danno aiuto l’un l’altro, spesso con un ridotto intervento da parte dell’azienda.
- spazi di innovazione di massa in cui i consumatori suggeriscono, raffinano e votano possibili miglioramenti al prodotto
- gruppi di affinità in cui scambiare la passione e creare relazioni focalizzate su tematiche specifiche legate al brand
il social CRM punta tutto proprio sull’engagement, sul coinvolgimento, sulla capacità di ascolto e su una partecipazione libera che non compete più ad un singolo dipartimento, ma che espone l’intera azienda in una conversazione viva e continuamente mutevole. Continua
spesso un’informazione può essere condizionata dall’affermazione che la precede: l’impressione e il giudizio sulla personalità e il carattere di un’altra persona possono essere fortemente condizionati dall’ordine nel quale vengono proposte le definizioni della stessa. questo concetto riportato ai siti web ci fa capire come il modello della landing page può essere vincente (se ottimizzata bene) riuscendo a condensare in modo chiaro e preciso una forza persuasiva, facendo leva su meccanismi motivazionali che portano ad una percezione positiva e alla sensazione della bontà della proposta. l’effetto “buona la prima” condiziona molto il giudizio su una persona o su una cosa utilizzarlo a piano può cambiare le sorti di un business, possiamo utilizzare il metodo della prima impressione sia per la grafica sia per la composizione dei testi, perché in termini generali spesso la prima impressione è quella che conta.
ogni mezzo di comunicazione o advertising online deve trovare la giusta collocazione (oltre che metrica) nell’impatto con l’utente. oggi giorno occorre avere una visione olistica della comunicazione online e tenerne conto durante la valutazione dei rendimenti e ritorni delle azioni di advertising online. in questo ci aiuterà a disporre di un sistema di web analytics avanzato capace di evidenziare le relazioni numeriche tra diverse campagne di comunicazione e di evidenziare non solo grazie a quale campagne i clienti comprano, ma anche grazie a quali campagne i clienti hanno cominciato a pensare di voler comprare il prodotto.
per mantenere il sito internet in una posizione ottimale nei motori di ricerca occorre riconoscere una strada o un metodo, per giungere alla soluzione di un problema o al raggiungimento di un obiettivo in modo rapido ed efficiente basato sulla conoscenza di un determinato argomento. se un utente, digita una stringa nel motore il crawler visiterà una serie di siti e li giudicherà in base alle keywords, alla loro posizione, e alla loro densità, quindi in base a dei criteri guida. quindi, vediamo che il crawler ha ragionato in termini euristici individuando al meglio come giudicare un sito ad ogni fase del suo processo di scansione, utilizzando il tema e la prossimità delle keywords usate in una pagina web. capire il motivo per cui un sito ha un trustrank alto aiuterà a capire come è importante la scelta e la posizione delle keywords nella determinazione del posizionamento organico. Continua
pubblichiamo con piacere un articolo nato da una riflessione di sergio che tocca un argomento a noi caro e sul quale ci confrontiamo spesso.
a marzo di quest’anno, con “the ROI on social media marketing”, la aberdeen group ha stimato che il 97% delle aziende campione* esaminate pensa di aumentare il budget pubblicitario da investire nei social media. non si può dire “social media” senza pensare subito a facebook: l’ultima comunicazione dal suo blog ufficiale risale a luglio ed annuncia quota 250.000.000 di utenti iscritti; tra non molto avremo di certo il prossimo annuncio di mark zuckerberg che dichiarerà il nuovo record raggiunto (abbiamo già superato i 300.000.000)!
dati alla mano facebook, ad oggi, è uno dei siti più visitati del mondo occidentale, con con un tempo di permanenza che batte ogni altro concorrente: anche in italia la fa da padrone. è stimato che circa diciotto milioni di italiani usino internet, pensate che di questi circa tredici milioni hanno un account su facebook. con questi numeri è facile capire come mai la pubblicità all’interno dei social network sia in costante crescita, una crescita però minore, in termini monetari, della diminuzione di investimenti negli altri media. le aziende cioè stanno investendo meno soldi in pubblicità, togliendo molto dai media tradizionali ed aumentando gli investimenti su internet e sui social media. Continua