ux camp 2010
photo credits: stefano (etino)
lo scorso 5 novembre sono stato allo uxcamp 2010, era il primo per me e ad essere sincero non penso me li farò scappare gli altri; sono rimasto positivamente colpito dalla qualità dei talk e da quanto il tutto sia molto web oriented a differenza degli iasummit dove la spazialità di ambiente è molto più vasta.
massiccia la presenza di sviluppatori che hanno mantenuto l’ambiente molto “barcamp” e poco formale, interessante il talk di nicola bonora sulle FORM in quanto sono un punto di interazione molto forte con l’utente, si prendeva in esame alcuni esempi negativi come trenitalia in cui i bottoni dalle diverse azioni avevano gli stessi pesi. il bottone CANCEL o RESET che andrebbe abolito o perlomeno dimezzato del peso grafico rispetto al bottone che permette di continuare lo step o effettuare una conversione. si lodava invece le attenzioni poste da amazon su come la navigazione era centralizzata a quello che aveva scelto l’utente e non su tutto l’universo del sito, i bottoni nelle fasi delicate sono molto confortanti recando la scritta “https security” o “login sicuro”. alcune considerazioni sulle form fluide: va bene sui layout fluidi ma form troppo estese sono difficili da gestire da parte dell’utente.
interessante anche il talk di fabio fabbrucci sulle tecniche CSS per favorire il riuso. lui usa SASS ed esordisce con “io lavoro in waterfall”: modalità di lavoro a parte la tecnica che usa per diminuire i danni di un “cambio idea” a progetto in corso potrebbe essere utile a tutti. nello scrivere il CSS si appoggia a SASS che permette di inserire delle variabili e una piccola programmabilità nel CSS; uno dei lati negativi è che la scrittura dello stile viene pilotata da SASS e toglie un po’ di versatilità allo sviluppatore.
a seguire un tema blasonatissimo specialmente anni fa di domenico polimeno: “accessibilità usabile o usabilità accessibile?” un unica conclusione che ribadisce quanto già sappiamo: un sito accessibile potrebbe essere non usabile, un sito usabile potrebbe essere accessibile. utile comunque a sensibilizzare gli sviluppatori in un tema sempre delicato. alla fine il buon senso è quello che regna…come diceva il buon roberto scano sin nel 2004 da quando abbiamo iniziato a frequentare i corsi e seminari di IWA.
da notare che i test con disabili cognitivi evidenziano più magagne di usabilità…. e che l’accessibilità del web trascura proprio questa disabilità a differenza di altre di cui i requisiti ne hanno più premura. una domanda dal pubblico curiosa: in caso di mancato budget per i test si può andare a pescare utenti nelle code degli uffici postali…la gente spendeva 10 minuti volentieri per un test mentre faceva la fila.
anche le rappresentanti di sketchin parlano di test. citano le tecniche BENEDEK e MINER. interessante mostrare il wireframe al tester per 4 secondi per poi nasconderlo, il tester deve indicare cosa si ricorda e quale parte è rimasta impressa, con questa tecnica si decreta al volo il successo degli elementi in fase di wireframing.
anche piotr parla di software per wireframe, ne elenca diversi esprimendo le sue considerazioni: interessanti quelli che permettono di creare già un cambiamento di stato negli elementi in cui il navigatore interagisce.
un interessante spunto anche da pietro polsinelli: elementi di gaming design se ben utilizzati possono portare vantaggi nell’esperienza utente, mi è venuto subito in mente foursquare.com stento un po a capire come utilizzare dettami del gaming design su applicazioni di catalogo ma potrebbe essere curioso e interessante applicarli in applicazioni multi-step come prenotazioni o e-commerce.
verso la fine il talk “pacificamente flamer” di cristiano rastelli “la qualità non paga”, biografia del processo di maturazione aziendale che lo porta a focalizzarsi su quello che gli piace e che realmente gli viene bene utilizzando tutto il resto come TOOLS e non come percorso obbligatorio. ho trovato vincente l’approccio al risolvere l’esigenza nel modo più professionale lasciando da parte le routine. non a caso, spiega, ha un target vario, dal piccolo sito, alla grande applicazione alla consulenza, alla collaborazione, al progetto completo… per ogni tipologia esisterebbe metodologie che danno il meglio. cristiano, spendeva più tempo a “rientrare nei metodi” che a “fare il lavoro” con il risultato di:
- poca soddisfazione personale
- lavoro affrettato privo di qualità eccelsa
ora, conosce le diverse metodologie per ogni tipo di lavoro, ma le usa a mo’ di TOOLS quando e se servono prediligendo realmente il bisogno del cliente orientandolo a quello che sa fare meglio lui. approccio filosoficamente vincente per affrontare progetti e soluzioni diverse evitando di ricadere in routine di metodi e procedure. anche qui, un po’ come per accessibilità e usabilità regna il buon senso.
per concludere la miglior fiorentina mai mangiata, da zàzà al centro di firenze: consigliata.
ecco le slide di tutti gli interventi: http://2010.uxcamp.it/slides/
alessandro















