il mac: ambiente di lavoro anche per lo sviluppatore
quasi un anno fa parlammo degli editor e degli ambienti di sviluppo ripercorrendo la storia delle nostre scelte e le migliorie degli strumenti fino a specificare le nostre preferenze. dodici mesi non sono pochi, specialmente nel web e rieccoci a parlare di ambiente di lavoro, questa volta con una certa sicurezza e soprattutto soddisfazione.
non solo una questione di editor, o di sistemi integrati per lo sviluppo ma un discorso di piattaforma, di sistema operativo e di applicazioni. già nel titolo del post spicca una parola mac, inutile discutere le scelte ma di certo va ancora di moda associare questo sistema operativo solo ai lavori di “grafica”… parola che oltretutto da sola significa tutto e niente.
in questo articolo vorrei spiegare come ho creato il mio ambiente di lavoro ideale su questa piattaforma utilizzandone le potenzialità che apprezzo senza rinunciare alla personalizzazione e senza compromessi rispetto alle esigenze dell’infrastruttura aziendale. da front-end web developer necessito innanzi tutto di una suite di lavoro dalle caratteristiche web-creative che sia potente, efficace e soprattutto compatibile col gli standard utilizzati dai grafici e creativi. inutile dire che tra le migliori troviamo la adobe con la sua creative suite web premium: massima compatibilità con la piattaforma mac e possibilità di operare con la totalità dei file che provengono dagli studi grafico-creativi.
ho poi bisogno di un editor, visto che nell’ultimo periodo abbiamo cambiato modalità di lavoro optando per un sistema con controllo della versione, la scelta è stata già scremata dalle applicazioni che non rispettano queste caratteristiche. inizialmente, reduce dalla vecchia modalità di lavoro, mi sarei accontentato di un editor e da un sistema di versioning separato. ho provato coda e taco come editor testando parallelamente subversion, version e syncro SVN per il controllo della versione. risultati abbastanza soddisfacenti ma il software sopra citato non è tutto freeware.
successivamente, in base anche alle esperienze dei colleghi, ho preferito un software unico più potente (anche se più pesante), in grado di elaborare tutti i formati, con un alto livello di personalizzazione (anche per la parte di colorazione del codice), con un alto livello di utenza (e quindi una community affidabile), con una estendibilità in grado di soddisfare ogni esigenza e freeware. la scelta si è spostata su eclipse, software disponibile sia per windows, per linux e per mac che tramite il plugin subversive installa anche il sistema per il controllo della versione.
ora manca solo un web server da installare sulla macchina per lavorare in locale che in base alle caratteristiche aziendali dovrà essere LAMP (linux, apache, mysql, php), mi sono subito orientato alla scelta verso l’ambiente MAMP molto “apple formed”, gratuito ed immediato tanto che è segnalato anche tra le migliori applicazioni per mac. MAMP ha una start-up page immediata che ingloba le preferenze scelte, link alla pagina info.php e link alla gestione dei database con il pannello di phpmysql e un widget appositamente creato per la dashboard di machintosh che permette di avviare e stoppare il server in qualsiasi momento in maniera molto rapida.
potremmo essere pronti per lavorare ma vorrei soffermarmi su un aspetto più tecnico e macchinoso. lavorare in locale esige la modifica del file di hosts. questa modifica da mac non è immediata. di seguito spiego minuziosamente i passaggi da fare in modo da permettere anche ai non tecnici di poterlo effettuare autonomamente.
il file di hosts, come su linux, si trova dentro la cartella /etc. per andarci dal nostro finder scegliere il menu “vai” quindi “vai alla cartella” e scrivere /etc ci si apre la finestra dove possiamo trovare il file hosts che se apriamo con un editor o con l’applicazione di default text edit ci mostra il contenuto del database di hosts della macchina. in teoria dovremmo aggiungere una riga inserendo la regola che fa rispondere al nostro indirizzo locale la cartella di lavoro ma il problema è che il nostro utente, seppur amministratore della macchina, non ha i privilegi per modificare questi settaggi sensibili.
occorre infatti diventare utente root del nostro mac. come fare? in questo post vengono spiegati molto bene i passaggi da fare anche nel più recente sistema operativo snow leopard che ha rivisto l’organizzazione di certi menu. seguita la procedura avremo abilitato l’utente root (associando ad esso una password) ed ora dobbiamo abilitarlo utilizzando la shell. nelle “applicazioni” c’è la carella “utility” quindi l’applicazione “terminale”. digitiamo la parola “su” (per diventare super utente, appunto root) e alla pressione di invio ci verrà chiesta la password (quella che abbiamo scelta quando abbiamo abilitato l’utente root). a questo punto ci verrà restituito il prompt da utente root per quella sessione di terminale. digitiamo il comando “vim/etc/hosts” (che equivale a dire modifico il file hosts sito dentro la cartella /etc) e alla pressione di invio ci verrà aperto dentro il terminale il file hosts. premere la lettera “I” per effettuare l’editing e una volta aggiunta la riga necessaria premere il tasto ESC seguito dai due punti. ora digitare “wq” (write and quit) per uscire dall’editing.
alessandro
photo credits: apple command













22 marzo 2010 alle 10:16
Giovanni scrive:
Ciao Alessandro,
articolo molto interessante. Mi ritrovo in molte scelte e settaggi. Solo nell’ultima parte, quella relativa al file hosts, aggiungo che è possibile la sua modifica anche via TextWrangler (nel mio caso) che permette l’abilitazione temporanea dell’utente root per il salvataggio del file, bypassando il terminale.
22 marzo 2010 alle 10:28
Alessandro scrive:
Ciao Giovanni,
grazie della segnalazione, sicuramente molto utile… specialmente per chi non ama “intripparsi” troppo con il terminale!
Non ero a conoscenza del TextWrangler e al tempo mi incuriosii subito leggendo di una procedura che abilitava l’utente root, potenzialmente utile anche per altri settaggi sensibili.
27 marzo 2010 alle 08:09
Francesco scrive:
Ciao Alessandro,
. Approfitto per segnalarti aptana (plugin per eclipse ma anche app stand alone) è un’alternativa a subversive, subclipse, che personalmente preferisco e che probabilmente già conosci(ma probabilmente qua è solo questione di gusti e di abitudine).
leggo di un frontend developer che parla di utilizzare eclipse e la cosa già mi piace
Di aptana amo particolarmente l’autoformattazione dell’html che negli editor default di eclipse è scarsina. Ha anche funzionalità di debug js che però non conosco bene (js non è il mio mestiere).
Per la gestione degli host invece ti segnalo HostsWidget (il nome dice tutto direi) che ti permette di editare il file host dalla dashboard. Personalmente non lo utilizzo molto, preferendo il buon vecchio terminale per questo tipo di operazioni, ma alcuni colleghi si trovano piuttosto bene.
my2cents
27 marzo 2010 alle 08:12
Francesco scrive:
ops…
in
“è un’alternativa a subversive” c’è un accento di troppo, era una “e” e non una “è”
29 marzo 2010 alle 08:38
Alessandro scrive:
Ciao Francesco,
quindi credo proprio che HostsWidget lo proverò. Seconda cosa perchè proprio non molto tempo fa ho avuto necessità di riformattare il codice e difatti Eclipse di suo per html non è il massimo in questa operazione… credo proverò anche Aptana.
grazie mille per i tuoi consigli e suggerimenti… davvero interessante. Prima cosa perchè adoro i widget
Ciao
Alessandro