due conti sul facebook advertising
(mercoledì 2 dicembre 2009 di sergio sarnari)

guest post di sergio sarnari – web marketing consultant di sigmar
pubblichiamo con piacere un articolo nato da una riflessione di sergio che tocca un argomento a noi caro e sul quale ci confrontiamo spesso.
a marzo di quest’anno, con “the ROI on social media marketing”, la aberdeen group ha stimato che il 97% delle aziende campione* esaminate pensa di aumentare il budget pubblicitario da investire nei social media. non si può dire “social media” senza pensare subito a facebook: l’ultima comunicazione dal suo blog ufficiale risale a luglio ed annuncia quota 250.000.000 di utenti iscritti; tra non molto avremo di certo il prossimo annuncio di mark zuckerberg che dichiarerà il nuovo record raggiunto (abbiamo già superato i 300.000.000)!
dati alla mano facebook, ad oggi, è uno dei siti più visitati del mondo occidentale, con con un tempo di permanenza che batte ogni altro concorrente: anche in italia la fa da padrone. è stimato che circa diciotto milioni di italiani usino internet, pensate che di questi circa tredici milioni hanno un account su facebook. con questi numeri è facile capire come mai la pubblicità all’interno dei social network sia in costante crescita, una crescita però minore, in termini monetari, della diminuzione di investimenti negli altri media. le aziende cioè stanno investendo meno soldi in pubblicità, togliendo molto dai media tradizionali ed aumentando gli investimenti su internet e sui social media.
quello che contribuisce a rendere il ROI (return on investment) del social media advertising maggiore di quello fatto in atri media è proprio il grandissimo numero di utenti. facciamo un confronto tra una campagna pubblicitaria su facebook ed una su un media tradizionale:
qualunque utente iscritto a facebook può crearne una; basta scegliere il proprio messaggio e chi dovrà visualizzarlo, scegliendo i nostri destinatari in base a criteri anagrafici, geografici, orientamento sessuale oppure ogni altra informazione presente su facebook. decidiamo poi il nostro budget massimo giornaliero e se pagare facebook in base al numero dei click o in base alle impression.
questo è il risultato di una campagna che che ho recentemente creato:
l’inserzione è stata visibile per circa settanta giorni, ha avuto oltre un milione e quattrocentomila impression, ricevuto cinquecentoundici click, con un CTR (click through rate) dello 0,036% un CPC (costo per click) medio di circa 0,12 euro. ciò significa che del milione e mezzo di persone che hanno visto il mio annuncio, solo cinquecentoundici ci hanno cliccato, per ognuno ho speso dodici centesimi e in totale tutto questo mi è costato… 60 euro e 60 centesimi.
quasi dimenticavo, il budget massimo giornaliero è stato impostato a un euro al giorno. il CTR è molto basso, ma è noto che gli utenti dei social network non perdono troppo tempo a guardare la pubblicità, almeno quella evidente. per capire se è un risultato buono oppure no confrontiamolo con uno spot televisivo.
televisione
l’edizione di studio aperto (il telegiornale di italia1) delle 12.30 è vista da circa 2.500.000 persone ogni giorno. l’auditel calcola come audience il numero di telespettatori che vedono per almeno un minuto un certo programma. è plausibile pensare che non tutti riescano a vederlo dall’inizio, ipotizziamo che ci riesca circa il 45% dei telespettatori. in un solo giorno lo spot pubblicitario che c’è subito prima di studio aperto fa tante impression quante ne ha fatte fare facebook al mio annuncio in settanta giorni, peccato però che secondo i listini ufficiali lo spot di 30 secondi prima di studio aperto costa da 21.000 a 24.000 euro.
il confronto fatto in questo modo è un po’ forzato, in quanto si tratta di due contesti totalmente diversi, ma leggendo questi dati proviamo ad immaginare la visibilità che si potrebbe ottenere investendo su facebook solo la metà del costo di uno spot pubblicitario tradizionale. l’utente di facebook (e di internet) ha inoltre la possibilità di “interagire” con la pagina dove lo manderà il nostro banner, magari compilando un modulo, iscrivendosi alla newsletter o, visto che si trova già all’interno di un social network, rendendo virale il nostro spot, parlandone ai suoi amici. cosa impossibile ai telespettatori di studio aperto, ai quali spetta un ruolo puramente passivo.
ogni giorno di più, per alcuni specifici target, il mezzo di comunicazione più efficace è internet. non possiamo non tener conto di ciò se vogliamo massimizzare il ritorno economico (o di immagine) dato dai nostri investimenti pubblicitari. resta sempre valido il messaggio di henry ford che all’inizio del XX secolo affermava: “chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo”.
sergio sarnari
* 73% nord america, 17% europa, 9% asia-pacifico, 1% centro/sud america

