il web 2.0 nelle pmi italiane
(lunedì 18 maggio 2009 di adriano gasparri)
lo spunto per questo post proviene dalla ricerca condotta dal gruppo di lavoro tedis – venice international university dal titolo “web e social media: le “terre di mezzo” della comunicazione d’impresa” di stefano micelli e vladi finotto presentata durante l’IDC innovation forum 2009.
una fotografia sull’adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione riguardo un campione di 1003 piccole e medie imprese italiane, analizzando i loro siti web e della loro presenza sui principali social network ed aggregatori di contenuti, siamo di fronte ad una frammentazione tra chi utilizza il web 2.0 e guarda avanti e chi fatica ad entrare in internet con una presenza forte. google ha cambiato il modo di vivere la rete e servizi come l’ottimizzazione dei siti e la gestione della reputazione funzionano, il posizionamento sui motori di ricerca fa vendere.
le considerazioni che ne emergono riguardano principalmente tre attori:
- le aziende, che devono investire non solo economicamente, ma soprattutto in termini di volontà all’adozione delle nuove forme di comunicazione, sforzandosi di integrarle nella mentalità aziendale. in questo è sicuramente utile dotarsi di almeno una figura interna che parli la lingua delle new media/web agency e che faccia da ponte con queste ultime nel coordinamento e nella gestione dei progetti di comunicazione.
- le agenzie, che devono aiutare le aziende a compiere questi passi senza parlare un linguaggio tecnico e incomprensibile, mettendosi nei panni di chi vede il web 2.0 come un mondo totalmente altro rispetto a ciò che ha fatto fino ad oggi.
- le istituzioni, lo stato che deve sostenere il processo attraverso l’implementazione di infrastrutture adeguate.
con l’avvento del web 2.0 molte cose sono cambiate:
- la multicanalità: occorre usare i diversi canali con differenti declinazioni del messaggio.
- il ruolo dei destinatari della pubblicità: da consumer a prosumer, ovvero consumatore-produttore che può comunicare con tantissime altre persone. occorre dare l’opportunità di personalizzare prodotti e servizi. Otterrete clienti soddisfatti e fedelissimi.
- gli utenti: il web 2.0 ha trasformato gli utenti da fruitori di informazioni a soggetti attivi, che partecipano in prima persona alla generazione di informazioni. le aziende che l’hanno capito hanno utilizzato a loro vantaggio il passaparola e la possibilità degli utenti di comunicare con tutti. occorre riconoscere e favorire il ruolo di protagonista dell’utente.
le aziende che, fino ad oggi, hanno sempre comunicato in modo unidirezionale e in totale assenza di interazione, non solo dovranno riorganizzare i propri modelli di comunicazione, ma dovranno anche abituarsi a far partecipare direttamente alle conversazioni le persone che i prodotti li pensano e li realizzano, quelle che li promuovono.
il social media marketing non può essere relegato al solo ambito dell’advertising ma dovrebbe supportare l’intero processo produttivo dell’azienda. ricerca, sviluppo, posizionamento e lancio prodotti/servizi possono ottenere importanti benefici dal supporto di un gruppo di utenti con i quali si è instaurata una relazione stabile: le aziende vogliono vendere e migliorare i propri prodotti mentre i consumatori vogliono prodotti effettivamente capaci di soddisfare le loro necessità mantenendo un giusto rapporto qualità prezzo.
adriano

