spunti e riflessioni dall’osservatorio enterprise 2.0

(giovedì 26 marzo 2009 di michele luconi)

L’enterprise 2.0 al tempo della crisi: la concretezza di chi osa
milano, 25 marzo 2009

il programma dell’evento.

alcuni spunti degni di nota venuti dalla presentazione dei risultati dell’osservatorio 2.0 del politecnico di milano.

  • i risultati della ricerca

mariano corso
- investimenti previsti su ict in calo per i prossimi anni
- enterprise content management come primo elemento su cui il campione pensa di investire
- superficialità dei cio sui temi 2.0
- enterprise 2.0 cavallo di troia del cambiamento, per entrare nella corazza dell’organizzazione (per snellire l’organizzazione, innovare in modo piu’ aperto, dare autonomia e potere alle persone)

stefano mainetti
- i bisogni dell’e 2.0: molto utilizzati gli strumenti di uso quotidiano (sistemi collaborativi), meno utilizzati gli strumenti corporate (corporate blog, web tv, etc.)
- evoluzione tecnologica + esigenze dell’individuo = nuova generazione sistemi informativi?

  • la visione dei C-level

- roberto battaglia, responsabile formazione intesa sanpaolo
“condividere informazioni fa perdere potere all’azienda”
“i nativi digitali e le loro competenze ci devono far capire che cambierà il nostro ruolo nelle aziende”
“c’è troppa distanza tra chi si occupa di SI e da chi li utilizza”

- nunzio calì, IT director fiat
“80% degli acquirenti viene influenzato significativamente online”

- pepe moder, head of digital barilla
“l’azienda dovrebbe anticipare la formazione all’utilizzo di strumenti e 2.0, invece di subirla dopo”
“se l’azienda aspetta che la spinta arrivi dal basso, non crescerà mai”
nel mulino che vorrei, le persone propongono idee, la community le vota, l’azienda le realizza”

- erminio seveso, Presidente AUSED
“il nuovo ruolo del cio: ricavare una parte del proprio tempo per ideare soluzioni che contengano innovazione tecnologica”
“spostare l’attenzione all’ascolto sugli ambienti virtuali”

  • la visione del mercato dell’offerta

- peter herzum, presidente herzum
“gli americani non prevedono il futuro, lo definiscono”
“amazon, in piena crisi economica, ha avuto il suo miglior dicembre di sempre”

- max ardigò, business transformation consultant IBM
“in asia i cio hanno dai 25 ai 35 anni, l’enterprise 2.0 la fanno e basta”
“la sfida del cio oggi è guardare e provare la tanta roba nuova che esce, partendo dai software as a service”

- marco zamperini, CTO value team
“il cio, selezionato in azienda per essere il gene del male” :)
“non è un nostro problema pensare come le persone possano condividere le informazioni, lo fanno in modo naturale”

  • verso un’organizzazione 2.0

- paolo zanada, ICT director aquafil
- giovanni bellucci, responsabile architetture tecnologiche e operation indesit
- enrico bonatti, direttore divisione information worker microsoft
- daniele masotto, responsabile IT derta
- stefano pambianchi, director cisco management consulting
- romeo quartiero, presidente DS group
- roberto rosti, CEO linneo

devo dire che questa tavola rotonda mi ha un po’ deluso, mi aspettavo degli esempi e delle applicazioni reali su aziende innovative, ma ne e’ venuto fuori davvero poco. per fortuna ci ha pensato un pò luca giacconi a mettere un pò di pepe al dibattito, sottolineando chiaramente che si aspettava di più dalle persone sedute lassù.

detto questo, a mio avviso il punto focale è quello di saper/poter integrare sempre di più strumenti 2.0 esistenti sulla rete con strumenti 2.0 che si mettono in campo in azienda; che senso ha creare il “facebook aziendale” se poi questo non parla con facebook?

integrare e, perchè no, utilizzare gli stessi strumenti, sia per l’azienda che per il piacere e la vita privata. a partire dalle cose semplici; io utilizzo la stessa agenda (online, consivisa in azienda e sincronizzata con il palmare) sia per gli impegni professionali che per quelli privati (con le giuste policy)..più o meno dal 2001. direi che è arrivato il momento di mettere in campo (e parlare di) strumenti e servizi di un certo tipo, visto che le tecnologie le abbiamo tutte.

altrimenti, come direbbe giustamente max ardigò, di che stiamo parlando?

mike.

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