terzo summit italiano di architettura dell’informazione

(giovedì 5 marzo 2009 di alessandro violini)

20 e 21 febbraio tappa a forlì per ia summit 2009: per chi fa comunicazione è importante affrontare le problematiche dell’informazione non strutturata. vale per ogni contesto, nel web più di altri perché c’è interazione, condivisione, e feedback immediato da parte di chi utilizza una soluzione web, un lavoro complesso ben riuscito nasce anche da una buona progettazione del meccanismo di navigazione.

fortunatamente noi italiani non siamo l’ultima ruota del carro, almeno non in questo campo, già da tre anni stiamo affrontando questo tema con il summit che ogni anno ci dà l’occasione per parlarne e far emergere spunti di riflessione. un appuntamento unico in italia, accoglie diverse esperienze lavorative che hanno a che fare con l’architettura dell’informazione. non è una manifestazione web oriented e questo lo accusiamo un po’ noi sviluppatori, ma è sempre piacevole ricevere stimoli anche da altre realtà.

anche quest’anno l’organizzazione è stata all’altezza della situazione, auditorium ben equipaggiato, comodo, facile da raggiungere, una reception attiva con tanto di gadget (cartellina, matita, badge e porta badge), coffe break offerti sempre ricchi e gustosi per ripartire al massimo dopo le pause. i complimenti quindi a betti, rosati, quintarelli, mucignat e resmini per la riuscita del summit che, nonostante una partecipazione leggermente inferiore alla precedente edizione del 2007, è risultata ricca e non sono mancati i momenti di confronto con la platea.

dopo i saluti si parte subito con reinoud bosman che apre la giornata parlando di come oggi giorno anche in fini ludici come quelli di un videogame (nel caso kllzone2 per PS3) sia importante parlare di community. la comunicazione e l’interazione che l’utente ha nella community è rilevante per la riuscita del gioco. quanto più il giocatore è immerso nel mondo del videogioco tanto di più il suo coinvolgimento e la sua partecipazione sarà alta. la loro soluzione è stata quella di progettare un web site del gioco orientato alla condivisione delle esperienze dei giocatori lavorando molto sull’ambiente e sull’interfaccia, fedele a quella offerta dall’esperienza di gioco. interessante quindi il concetto di creare l’ambiente di navigazione coerente con l’esperienza finale del navigatore, offrirgli il “mondo” più adatto.

si continua con paolo bottazzini che ci spiega come una buona architettura della fruizione sia decisiva anche nel campo del diritto per favorire il lavoro degli avvocati. le ricerca negli indici analitici è stata sempre il grande lavoro dei dottori in legge. il primo passo per snellirla è stato digitalizzare gli archivi e strutturarli in enormi tassonomie dove l’ultimo risultato produce anche 17.000 voci. secondo passo è stato l’introduzione di un software che ne permettesse la ricerca filtrata. in questo modo il lavoro dell’avvocato si limita all’intuizione senza perdere più la maggior parte del tempo nella ricerca.

il terzo intervento, molto curioso e che porta il primo importante elemento di riflessione, lo fa renata durighello. il suo è un vero e proprio esperimento effettuato con i bambini di una scuola primaria: sperimentare una classificazione dell’informazione e dare origine ad una tag cloud ed analizzarne il risultato. in breve sono state prese delle immagini/foto che i bambini dovevano etichettare con dei pezzetti di carta. da qui la struttura oggetto/tag. fase successiva è stato raggruppare le etichette per ogni immagine e definirne così una nuvola di etichette, appunto la tag cloud. il risultato finale è clamorosamente simile a quanto il web ci offre ovvero che una tag cloud di libera interpretazione da parte dell’utente non può essere un meccanismo unico di navigazione per la quantità di errori riportati. la mancata definizione delle euristiche tende a lasciare fuori alcuni risultati, a darne errati o a creare discrepanze tra la relazione tag/categoria di appartenenza e tag/descrizione. attenzione quindi ad utilizzare questo sistema, una tag cloud non si mette perché va di moda. si deve usare quando opportuno per rendere più facile la ricerca al navigatore, uno strumento in più per centrare rapidamente l’obiettivo.

si va avanti ancora con leonora giovanazzi che avvicina il tema al web e introduce il concetto di ecosistema. orientare il progetto a diverse piattaforme, cioè pensarlo già per evolversi e mutare a seconda dei contesti in cui l’utente ha bisogno di utilizzarlo. introduce un termine quello di “core dell’ecosistema“. un progetto di questo tipo necessita di un macro-progetto iniziale, di essere istanziato a seconda del canale di riferimento, deve coinvolgere i macro bisogni dell’utente, potrebbe aver bisogno di una mappa concettuale, potremmo limitarci a fornire minimi contenuti ma essenziali a seconda del contesto. una bella ambizione che porterebbe il vantaggio di una grande concentrazione sull’utente, di avere grandi libertà in merito ai vincoli strutturali e ovviamente minori costi di adattamento/cambiamento. unico grande svantaggio: il costo iniziale. come conclude lei stessa … non resta che provarci.

poi ancora due interventi meno consoni allo sviluppo web ovvero elisabetta poltronieri che illustra come viene utilizzato dall’istituto superiore di sanità il software dspace per archiviare i documenti di pubblica consultazione e giulia visitin che ci parla un po’ dell’organizzazione delle biblioteche e il modo in cui gli utenti ricercano le informazioni.

un nuovo concetto viene introdotto da stefano bussolon e davide potente ovvero il “design partecipativo”. raccontano l’interessante esperienza di un progetto urbanistico come quello di un aeroporto sviluppato adoperando proprio questa filosofia. i vantaggi sono immediatamente tangibili: miglior presentazione, superiore resistenza al cambiamento, democrazia decisionale. potrebbe sembrare banale ma i tre concetti si intersecano molto bene con il tema della community e della condivisione. parole molto frequenti nel nuovo web. in questo caso la collettività è stata posta in fase progettuale più che in fase finale di test o come obiettivo. un elogio al lavoro di squadra.

tra i “fifteen minutes paper” da sottolineare quello di andrea giottoli in cui espone un lavoro fatto per una PA umbra finalmente realizzato su piattaforma open source. un bel progetto anche se poi si perdono a far forza sulla navigazione a faccette strutturata in percorsi. niente di così sensazionale visto che il portale dell’istruzione della formazione e del lavoro della regione marche lo adotta da anni. e quello di gianluca brugnoli che a mio avviso avrebbe meritato più tempo e che basa il discorso sulla contestualizzazione della navigazione, cioè porre una navigazione differente in base alle esigente dell’utente, facendo intraprendere proprio a lui la strada desiderata. cita l’esempio dell’acquisto di un cellulare in cui invece di farti scegliere dal catalogo tassonomico o da una navigazione a faccette (prezzo, brand, ecc) pone la domanda al navigatore “che interessi hai?”, “dove lo usi?”, contestualizzando così il filtro per ottenere una ricerca mirata basata sulla praticità del reale utilizzo di ciò che sta cercando l’utente. non male se si automatizzasse queste scelte, basti pensare alle applicazione che già lo fanno in altri ambiti (vedi facebook, linkedin, last.fm, ecc).

fine della giornata di venerdì e pernottamento presso borgo basino delle fattorie faggioli. ospitalità e calore da un cliente che ospita da diversi anni i ritiri aziendali di e-xtrategy e non solo.

la mezza giornata di sabato riparte con giampiero pescamora che con una sottile e pungente ironia verso la sanità, spiega il suo sistema di classificazione dei casi patologici per permettere una ricerca che possa fruttare più risultati. interessante presentazione (utile anche per confermare come il mondo farmaceutico sia più un business che altro) che introduce un quesito emblematico: “è sempre l’ambiente che cambia o anche il soggetto?”. immediato l’esempio di una persona che esegue sempre la stessa azione su uno stesso ambiente. l’invecchiamento stesso della persona è causa di un cambiamento che non consente più l’azione stessa, esempio citato, il portare le buste della spesa su quattro piani di scale da trentenne e da settantenne. altra pillola derivata è che l’attendibilità di internet è basata sull’opinione più qualcosa che si conosce con certezza. lasciare appunto solo l’opinione potrebbe indurre a risultati errati o parziali. questa affermazione si sposa molto bene con l’esperimento di renata durighello riguardo le tag cloud. il dott. pescamora proprio qui voleva arrivare. il suo sistema di classificazione delle patologie, la sua relazione patologia/paziente è sempre basata su una risposta scientifica più l’opinione offerta dalle precedenti etichettature. in questo modo si ottengono delle nuove tassonomie, nuovi risultati certi e testati in condivisione tra loro che creano nuove combinazione mai avute in precedenza.

si procede con maria cristina lavazza, partendo da un’esperienza personale come quella di riuscire a trovare gli anacardi in un supermercato, avanza potenzialità che potrebbero aumentare l’efficienza dei centri commerciali … visione alquanto futuristica di un semplice supermercato e curioso il fatto che alla fine nemmeno lei ci ha detto se gli anacardi li abbia trovati o meno.

si ritorna al web con luca mascaro e il concetto di interfaccia adattiva. sicuramente sogno nel cassetto di tanti sviluppatori ed importante aspetto che il web ha come potenzialità. luca ci espone che fin’ora per sistemi molto complessi si adotta la tecnica dell’adattabilità. ovvero un sistema che l’utente può personalizzare in base alle sue preferenze. questo si porta dietro un grande lato negativo ovvero la limitata personalizzazione che coinvolge solo l’ambiente d’uso. il concetto di adattabilità va oltre e tende ad orientare il sistema automaticamente in base al profilo dell’utente. è possibile farlo raccogliendo continuamente informazioni su di esso per cambiare aspetto, funzionamento e contenuto. il sistema quindi si deforma, senza nascondere niente. Ii problema dei grandi sistemi è che spesso una tipologia di utente utilizza per il 90% delle volte solo una minima parte di tutte le potenzialità del sistema. ecco l’utilità di un sistema malleabile in grado di presentarsi con le funzioni più utilizzate da ogni profilo di utenza. i lati positivi sono tanti, quello negativo uno: la privacy. Llutente è disposto a pagare con la sua privacy? la platea aggiunge auto-applaudendosi: il cliente è disposto a pagare un progetto simile?

due interventi successivi di stefano dominici, andrea fiacchi e annalisa falcinelli che portano due esempi personali. i primi mostrano come un sistema ben studiato e ben organizzato possa rendere molto più fluida una procedura burocratica. sinceramente niente di innovativo se non l’apprezzabile attenzione a produrre un sistema davvero funzionale avvalendosi di un comune tram di professionisti con un budget che misteriosamente hanno nascosto con una misera scusa evitando così tanti applausi che si sarebbero meritati. la seconda espone la ricerca e le attenzioni adottate per la comunicazione all’interno di una facoltà universitaria. si nota come sia più fluida ed ordinata una struttura universitaria suddivisa in aree e di come l’informazione giunga all’utente più velocemente se omogenea nei messaggi comunicativi.

chiude jim kalbach con l’ethnography e gli impressionanti studi effettuati sulle diverse etnografie del mondo e dell’europa. vista la grande quantità di informazioni potremmo utilizzare questi studi per migliorare i nostri servizi verso qualsiasi utente geograficamente possibile andando a conoscere usi, costumi e tradizioni. jim spiega che potrebbe essere possibile anche un business su questo.

questo ia summit è stato un momento di condivisione, realmente sociale, fatto di persone con cui ci relazioniamo solitamente solo in modo virtuale. un calderone di professionalità che percepiscono l’importanza di una comunicazione studiata e organizzata. notevoli gli spunti provenienti anche da realtà diverse da quelle web. un appuntamento da non sottovalutare che merita sempre più spazio in quanto dibattito per un tema sempre più fondamentale. non tutti gli utenti percepiscono questo valore aggiunto, ma prediligeranno comunque un lavoro in cui certe attenzioni sono contemplate.

alessandro

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