accessibilità, questa sconosciuta
l’accessibilità dei siti web, quella che allarmava e quasi infastidiva il cliente che puntualmente la collegava al solo concetto di legge, intesa come norma, per la quale si sentiva obbligato ad accettare preventivi più corposi per rispettarla; oppure quella che obbligava a fare web site graficamente poco piacevoli; oppure quella spifferata a destra e a manca dagli sviluppatori e tanto pubblicizzata perché andava di moda e con la scusa della legge veniva rivenduta a suon di bollini. già i bollini, “chi più ne aveva più ne metteva” come se chi più ne avesse più bravo fosse.
questa la situazione confusa che si avvertiva dal 2005 fino a buona parte del 2006 ma che sinceramente con tristezza si ritrova anche oggi. come se l’accessibilità fosse una bolla apparsa ed esplosa in quel periodo, croce e delizia soprattutto delle pubbliche amministrazioni e degli sviluppatori. venduta come un pacchetto optional, rigirata al cliente con decreti legislativi sotto mano, confusa con bollini e certificazioni di ogni tipo e considerata una manovra solo per i disabili: niente di tutto questo.
ma che cos’è allora questa accessibilità dei siti web? Iniziamo dalla definizione: l’accessibilità in ambito informatico è la capacità di un dispositivo, di un servizio o di una risorsa d’essere fruibile con facilità da una qualsiasi categoria d’utente, nel nostro caso i servizi sono proprio le pagine del web site. si evince che un sito con queste caratteristiche abbia solo da guadagnare e quindi sia clienti sia sviluppatori dovrebbero giovare da un prodotto fruibile da qualsiasi categoria di utente. direi che iniziamo proprio bene…. vale la pena approfondire. con un po’ di ricerca infatti salta immediatamente fuori che il concetto di accessibilità risale al maggio 1999 con le web content accessibility guidelines 1.0 rilasciate dal W3C.
ma chi è il W3C? Il W3C ovvero world wide web consortium è nato nell’ottobre del 1994 per portare il world wide web alla sua massima potenzialità definendo protocolli comuni con la finalità di promuoverne l’evoluzione garantendo l’interoperabilità. attualmente il W3C conta quasi 500 organizzazioni con presenza in tutto il mondo che hanno riconosciuto la funzione del W3C e desiderano contribuire alla crescita del web. in italia abbiamo per esempio l’ufficio coordinato da oreste signore. ecco quindi che il mondo degli standard è strettamente collegato all’accessibilità, anzi direi proprio che ne fa parte l’uno dell’altro: questo dovrebbe farci pensare che una pagina scritta con codice corretto e valido sia già orientata all’accessibilità.
ma torniamo a noi e alle web content accessibility guidelines 1.0 o più comunemente abbreviate dall’acronimo WCAG 1.0. queste benché risalgono all’ormai lontano 1999 contengono indicazioni applicabili anche al web odierno. infatti le WCAG 1.0 si dividono in 14 linee guida ognuna di esse suddivisa in ulteriori punti di controllo, in totale 65, per ogni punto di controllo è stato assegnato un livello di priorità basato sull’impatto che tale punto possiede sull’accessibilità. i livelli di priorità sono 3 e per un lavoro accessibile si deve almeno rispettare quelli di primo livello. in caso contrario, a una o più categorie di utenti viene precluso l’accesso alle informazioni presenti nel documento. gli altri livelli continuano di conseguenza rendendo il lavoro ancora più fruibile da tutte le categorie di utenti, infatti si dovrebbero rispettare tutti quelli di secondo livello o per una o più categorie di utenti risulterà difficile accedere alle informazioni nel documento. Infine si potrebbero rispettare quelle di terzo livello o una o più categorie di utenti sarà in qualche modo ostacolata nell’accedere alle informazioni presenti nel documento. per dimostrare il rispetto di uno o più livelli delle WCAG 1.0, il W3C permette l’inserimento di un bollino contenente una lettera “A” per ogni livello raggiunto. primo livello una “A”, secondo livello due “AA” e terzo livello tre “AAA”.
continuando la nostra ricerca troviamo un altro importante evento. Nel dicembre 2000 l’amministrazione statunitense pubblica le 16 norme della section 508. non corrispondono esattamente alle linee guida delle WCAG 1.0 ma è un buon inizio da parte degli stati uniti per obbligare legislativamente le pubbliche amministrazioni a fornire contenuti su web fruibili con semplicità da ogni categoria di utente. oltre oceano ci furono non poche discussioni per la questione ma nel contesto europeo non ci fu molto movimento se non il solito bollino “section 508″ inserito impropriamente su qualche pagina.
ci vogliono alcuni anni ma si muove anche l’italia e orgogliosamente prima di tanti altri paesi nel 9 gennaio 2004 prende forma la legge 4/04 o più comunemente legge Stanca che definisce i soggetti che devono garantire l’accessibilità dei propri siti e sistemi informatici, per garantirne il completo accesso anche a tutti coloro che necessitano di tecnologie assistive. dopo un anno e qualche mese l’8 luglio 2005 viene pubblicato finalmente il decreto ministeriale che comprende l’allegato a contenente i 22 requisiti per la verifica tecnica e l’allegato b con la metodologia per la valutazione soggettiva. questi requisiti sono basati sulle WCAG 1.0, sui paragrafi della section 508, sugli standard e specifiche tecniche definite in materia di accessibilità dalla ISO e sulle esperienze acquisite nell’ambito delle pubbliche amministrazioni.
per ora niente male come approccio. ma dove si è scatenata la confusione? la legge permette di attestare l’adempimento alle verifiche di accessibilità misurando con diversi criteri le pagine web e prevedendo un primo stadio con un apposito bollino che accerta il superamento dei requisiti tecnici. poi lo stesso bollino con uno, due o tre asterischi che accertano oltre al superamento della parte tecnica anche i tre stadi delle valutazioni empiriche del controllo soggettivo. il CNIPA è incaricato di redigere un elenco di valutatori in grado di verificare l’accessibilità e di assegnare quindi il relativo bollino; questa procedura ha un oneroso costo e la validità dell’attestato ha durata di un solo anno. tra coloro che sono soggetti alla legge stanca viene prevista la figura di un responsabile incaricato a garantire il rispetto della norma. inoltre nelle proposte presentate a questi soggetti è obbligatorio prevedere il rispetto dei requisiti pena la nullità del contratto. ecco che la questione si trasforma in una bomba improvvisa che allarma seriamente le pubbliche amministrazioni oramai in balia di fornitori spesso impreparati che fiutavano la questione solo dal lato economico.
vendere l’accessibilità è stata la moda del 2005. il web improvvisamente si popolava di certificazioni. bollini in tutte le pagine per auto-certificarsi sulla realizzazione di prodotti conformi all’accessibilità o alla legge stanca. miscugli di bollini di ogni tipo comprese le attestazioni di validità del codice del W3C o dei test degli strumenti automatici. una situazione caotica che non attestava niente e creava solo scompiglio verso i clienti già confusi ai quali sarebbe servita solo chiarezza piuttosto che dei venditori di bollini. oltretutto il bollino delle WCAG 1.0 non ha nemmeno un riscontro immediato pertanto chiunque può abusarne mentre quello della legge stanca se messo senza certificazione del CNIPA è illegale. la paura di essere sottoposti a sanzioni da una parte e la foga di adeguarsi dall’altra sommate al profumo di business dei “venditori di bollini” hanno alimentato una situazione di confusione che ha portato a snaturare il concetto di accessibilità dei siti web.
qual è allora l’accessibilità dei siti web? l’accessibilità è radicata negli sviluppatori che hanno l‘etica di buona programmazione delle pagine web e che seguono gli standard e le raccomandazioni dichiarate dal W3C. la prima componente di un buon lavoro orientato all’accessibilità è il buon senso. nessuna griglia valutativa per quanto precisa e dettagliata può misurare le mille sfaccettature che offre un prodotto accessibile rispetto al contesto in cui è collocato e al target di utenti a cui è destinato. lo studio della soluzione migliore. l’esperienza e la competenza di chi progetta e realizza il prodotto è alla base di un risultato destinato ad avere poche barriere rispetto a qualsiasi categoria di utente. la mancanza di buon senso però porta a redigere normative obbligatorie per tracciare il percorso da seguire per un web migliore. pertanto ci troviamo a dover rispettare la legge stanca per le pubbliche amministrazioni con i 22 requisiti e qualora si voglia la richiesta di una valutazione soggettiva. per entrambi i casi se si vuole far sfoggio del logo come certificazione è possibile richiedere al CNIPA l’attestazione pagando l’importo dell’operazione che produrrà il certificato con validità annuale.
possiamo applicare questa griglia anche ai siti privati e inoltre per tutti quelli che non ricadono nell’obbligatorietà della legge stanca possiamo applicare i punti di controllo delle WCAG 1.0. c’è solo da scegliere quale spunto prendere, con buon senso e professionalità, e scegliere la soluzione più idonea per il cliente.
i miti da sfatare sono ancora molti nell’ambito dell’accessibilità dei siti web. un sito accessibile o dichiaratamente conforme a qualche linea guida non è necessariamente brutto. semplicemente più è graficamente “scarno” e più è facile farlo conforme. anche qui quindi dipende molto dalle competenze ed esperienze nei linguaggi di programmazione.
un sito accessibile non è per i disabili. è un web site orientato ad un panel di utenti molto più ampio che si traduce in maggior visitatori e quindi maggiori conversioni. inoltre quante volte nel breve riepilogo della storia dell’accessibilità abbiamo incontrato il termine “disabile”? mai.
le difficoltà di accedere ad una pagina web non derivano solo da disabilità. chiunque può avere difficoltà momentanee, infrastrutture tecniche non adeguate, sistemi di navigazione provvisori o limitati, hardware poco moderno o condizioni climatiche particolari. un lavoro accessibile funziona in tutti questi casi. un sito senza bollini non significa che non è qualificato o non conforme.
chi lavora con una certa filosofia preferisce parlare con i risultati del web site piuttosto che inserire i bollini. la consapevolezza di aver fatto un buon lavoro e i complimenti diretti del cliente rincuorano di gran lunga di più di un bollino.
i web site conformi alle raccomandazioni, qualunque esse siano, saranno sempre ben collocati. sempre di più i browser moderni si avvicineranno al pieno rispetto delle raccomandazioni del W3C. sempre di più i motori di ricerca prediligono un buon codice rispetto a programmazioni e linguaggi obsoleti contenente markup deprecato. l’usabilità e l’architettura dell’informazione sono temi e argomenti sempre più quotidiani che si intersecano continuamente con l’accessibilità come ricetta di un lavoro di qualità.
come ciliegina sulla torta, che completa il nostro calendario riassuntivo sulla storia dell’accessibilità, l’11 dicembre 2008, appena qualche settimana fa, vengono pubblicate le WCAG 2.0. la versione 2.0 delle web content accessibility guidelines contiene la giusta modernizzazione delle ormai quasi decennali raccomandazioni della versione 1.0 e tende a misurare le pagine web su quattro principi fondamentali: percepibilità, operabilità, comprensibilità e robustezza. in rete si trovano già molte risorse e gli esperti stanno già traducendo le linee guida in modo da permetterne una più facile consultazione. nessun cambio di filosofia tanto che il W3C rassicura che i siti già conformi alla versione 1.0 non avranno bisogno di cambiamenti significativi per essere conformi anche alle 2.0: la strada era giusta e continua ad esserlo.
alessandro














21 gennaio 2009 alle 12:11
Vigna scrive:
VIOLO che mito!! accessibilità… ancora se ne parla
21 gennaio 2009 alle 12:16
mike scrive:
ciao vigna,
come vedi le buone abitudini non si lasciano
e mi ricordo anche quando parlavamo insieme di accessibilita’ e tutti i tuoi consigli/esperimenti su XQuality.
quando vuoi venirci a trovare, siamo qui
mike.
21 gennaio 2009 alle 13:19
emanuela (jesi) scrive:
Bravo Violo e grazie e-x perché:
1. 7 anni di collaborazione hanno fatto sì che molte di queste cose le sapessi già (è bello approfondire argomenti NON partendo dal livello di conoscenza sotto zero) e quindi mi sento un pochetto “avanti”
2. molti dei partner Europei per i quali sono stati realizzati web site accessibili da e-x ancora mi fanno i complimenti! (devo correggere fanno con facevano per ovvi motivi).
Manu
21 gennaio 2009 alle 14:59
mike scrive:
vero manu,
e grazie a te che hai sempre creduto su questo ed altri concetti che parlano di qualita’ dei web site..anche se non sei una “tecnica” ne sai sicuramente piu’ tu di tanta gente che dovrebbe conoscere perfettamente queste cose, visto il mestiere che fa.
a presto, mike.
9 aprile 2009 alle 10:22
css naked day 2009 | soluzioniweb | e-xtrategy scrive:
[...] semplice interfaccia ci dovrebbe sempre essere del codice solido e scritto in modo che possa essere accessibile anche rimanendo solo testo e [...]