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la comunicazione ed il web

e’ difficile spiegare l’empatia provata guardando questo video; non posso far altro che invitarvi a vedere questa manciata di minuti densi di emozioni.

tutto partì dalla famosa profezia: “i mercati sono conversazioni“, oggi completamente realizzata all’interno delle nostre community. da qui ci siamo posti la domanda, perchè le organizzazioni devono ascoltare con molta attenzione queste conversazioni? le informazioni sono sempre più un asset su cui investire, per poter sviluppare un vantaggio di tipo competitivo e per interpretare in modo più efficace gli scenari internazionali. senza ombra di dubbio le informazioni producono valore e chi assume un vantaggio informativo sugli altri è nelle migliori condizioni per prendere delle decisioni che ne possono favorire un posizionamento ottimale.

spesso le aziende non riescono a percepire questa potenzialità, forse perché abituate alle necessità e ai limiti dei media main stream che non riescono a vedere questa “nuova” comunicazione: libera. certamente questa libertà può spaventare, ecco allora un percorso di buon senso per progettare in modo adeguato allo strumento la presenza in rete di un’azienda che non sia in grado di muoversi naturalmente in un ambiente sociale.

chi si occupa di marketing in rete si trova inevitabilmente di fronte a una complessa serie di opportunità e di tecniche da padroneggiare, inoltre le aziende hanno la necessità di assorbire la cultura della rete e dei media digitali. la natura stessa del mezzo, il fatto che ci si trovi di fronte non più a semplici spettatori, come accade alla radio, in tv o sui giornali, ma a dei veri e propri interlocutori che possono interagire, dialogare, conversare, approfondire e dire la loro, fa sì che spesso il dialogo si avvii non tanto con chi fa marketing, ma quanto con chi realizza il prodotto o il servizio.

quindi, da dove cominciare?

ascoltare.
l’ascolto è la prima cosa che le aziende devono attuare: ascoltare le conversazioni dei consumatori su internet, ascoltare ciò che la rete dice di loro, dell’azienda, delle marche, dei prodotti, del management. questa è un’opportunità straordinaria di conoscere meglio il proprio mercato, i propri prodotti, perché spesso chi utilizza i prodotti li conosce meglio di chi li realizza, ed è un’occasione straordinaria, questa, per cominciare a entrare nell’enorme conversazione globale che ha luogo su internet.

dialogare.
subito dopo l’ascolto c’è il dialogo e l’ingresso nella conversazione stessa
. ci sono delle regole e delle tecniche su come cominciare a interagire e a dialogare online con i propri stakeholder, con gli opinion leader della rete, utilizzando nuovi linguaggi.

monitorare.
dulcis in fundo arriva il controllo della conversazione: le aziende hanno spesso paura di perdere il controllo della conversazione, perché in rete l’utente può rispondere, può criticarti, può lodarti (un tempo questo non accadeva). la lode online è di sicuro un’opportunità, mentre la critica è un rischio con cui si è costretti a fare i conti. ma non prendere parte a una conversazione per paura della critica non avrebbe alcun senso, dato che la critica potrebbe arrivare comunque. meglio quindi entrare nella conversazione. controllarla è impossibile, orientarla è difficile, influenzarla partecipandovi e dialogandovi apertamente su ogni aspetto è l’unica scelta che oggi si prospetti a un’azienda su internet. occorre, quindi, assorbire la cultura di internet, trasformare la propria marca in una marca digitale che abbia una vita digitale e sia in grado di relazionarsi in rete, con i cittadini di internet.

i social network sono delle grandi mappe di relazioni e contenuti, una comunicazione efficace all’interno di una community è quella che sa individuare gli snodi importanti, quella che sa individuare gli impulsi che si propagano nel modo migliore, quella che monitora le reazioni e prende le giuste contro-reazioni. va da se, che occorre cambiare le regole del gioco su internet, diventando produttori di messaggi pensati per la rete, imparando ad identificare gli influenzatori e le logiche del web, imparando ad interagire con il proprio target su internet: l’innovazione non è tecnologica ma sociale, in cui gli utenti sono la parte attiva.

adriano


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